Non sappiamo neppure noi cosa sia.
Forse un tentativo di capire l’oggi tornando a ieri, o forse solo un attacco di nostalgia per gli anni in cui tutto era possibile pur con gli inevitabili problemi del rapporto madre-figlia. A voi il compito di passare dal prologo ai capitoli, e se volete al possibile epilogo, di una storia che al momento ha già raggiunto numerosi climax ma non quello necessario a impedire una fase di stallo.
In sintesi gli autori-attori vorrebbero evitare di ritrovarsi ad aspettare Godot e cercano il vostro suggerimento per evitarlo.
LEI & lei by BS & MR
PROLOGO
1 Gennaio 199..
Il solito Capodanno di schifo.
Vorrei andare via. Forse domani.
3 Gennaio
A letto con la febbre alta.
Mauro è partito per la montagna. Non lo invidio, voglio il mio mare.
Sono passati i compagni delle elementari.
Tuffo nell’età dell’oro ma senza rimpianti.
7 Gennaio
Basta! Non mi sopporto più! Sono una vacca porco cane!
Dieta strettissima da domani, devo perdere tre chili subito. Palestra a morte!
Digiuno, digiuno, digiuno…
Quel mattone di Diritto Privato mi rovina la vita.
Studio, studio, e ancora studio matto e disperatissimo.
15 Gennaio
Litigato furiosamente con alma mater. Non mi capisce e non la capisco. Più parla e più mi fa innervosire.
Sempre lo stesso errore. Non poteva finire ogni volta con uno scontro frontale senza esclusione di colpi. Lo sapeva, eppure non aveva ancora imparato a cucirsi la bocca e parlava come un predicatore calvinista. Non abboccare alla solita esca, si diceva, non ti far trascinare, ma invariabilmente LEI riusciva a scuotere tutto il suo mondo fin dalle fondamenta. Questione di viscere o di anima?
Colpiva duro la ragazza, toccava i punti dolenti, scegliendo parole che facevano male e radicavano nella mente il dubbio del fallimento.
Sapeva che non era così, ma il tarlo scavava.
Dopo la furia della lotta c’era solo il silenzio delle visioni e revisioni di una vita che sentiva di non aver vissuto pienamente, almeno fino a quel momento.
Forse sua figlia combatteva la paura di essere come sua madre. Forse madre e figlia temevano lo stesso mostro.
20 Gennaio
A studio dal Pater Familias. Grigi discorsi avvocatizi.
Perché diavolo non si toglie la toga quando parla con me?
22 Gennaio
Tedio malinconia spleen. Piove sulla città e sui miei pensieri. La letteratura mi ha rovinato. Azione ci vuole. Devo fare qualcosa di estremo o magari passare da Versace.
25 Gennaio
Solita storia: studio, palestra uscita con Nietzsche, ancora studio tonno e insalata dose serale di TV. Ci vorrebbe la coca per sopportare tutto questo.
27 Gennaio
Alienazione totale.
Visto papà. Solita predica. Dice che sono da rieducare. Parla di destrutturazione dell’Io. In sintesi: ho poche speranze di inserirmi in un solido contesto borghese
(che dolore!).
-Non è colpa tua…con una famiglia matriarcale…senza modelli sicuri…
E tua madre così fuori schema….perché non si è trovata un uomo? Comunque ti voglio bene, sei mia figlia.- E qui bacio paterno e sorriso benevolo.
Dunque ho qualche attenuante: genitrice incapace e più disadattata di me, totale mancanza di figure maschili di rilievo, quindi contesto socio-familiare evanescente.
Come se non bastasse sono nata femmina vale a dire menomata perché come dice lui le donne vengono dopo l’uomo negro. Grazie papà!
E grazie anche dall’uomo negro! Per non parlare dei suoi ringraziamenti personali.
Valeva proprio la pena aver vissuto così! Ma come diavolo aveva vissuto?...
Vissi d’arte, vissi d’amore?...Non tanto da invidiare la noncurante sicurezza delle belle senz’anima. Le sarebbe piaciuto pensare a se stessa come la regina di Atlantide o Cleopatra, o qualsiasi altra maliarda con i grandi della terra ai suoi piedi, donne per cui si fanno follie, si conquistano regni, si scrivono odi e sonetti. Mantenute reali, sovrane, potenti concubine che stringono fra le bianche mani il destino di un impero.
Elisabetta, brutta come la morte però, e quella poveretta di Maria Stuarda, bellissima e sfortunata, almeno così dicono, avida arpia o sognatrice?Diceva bene lui, le donne sono bestioline senza rigore e coerenza, meglio belle e stupide, ingovernabili comunque, vanno avanti alla cieca e quando, Dio ne scampi, dicono di avere una sensazione, la difendono come se fosse verità rivelata e un uomo ha definitivamente chiuso.
E lei aveva la sensazione che padre e figlia rischiavano di sprecare qualcosa di irripetibile.
1 Febbraio
Voglio un padre, porca miseria!
-Hai studiato?-, dice lui, e il discorso finisce qui.
Troppo lavoro, troppe donne, troppi figli, troppo tutto.
Sono un’idiota. Mi presento dopo vent’anni di assenza e penso di costruire non si sa bene cosa. Ma che diavolo posso pretendere? Non avrei dovuto rompere il silenzio.
Accidenti ai complessi edipici! E ora che faccio? Demolisco la figura paterna a picconate?
3 Febbraio
Posto sempre vuoto accanto a me sulla metro, forse perché odio tutti. Non tutti, solo gli inguaribili ottimisti che hanno un sorriso ebete stampato sulla faccia e ti dicono che la vita è bella anche quando un terremoto li ha lasciati senza tetto, il cancro ha divorato madre, padre e fratelli, e la borsa è crollata con tutto il loro patrimonio.
Solito cantastorie con chitarra. Ha immediatamente sentito l’imprescindibile necessità di raccontarmi la sua storia. E’ appena uscito di galera, fa qualche soldo saltando da un vagone all’altro e cantando Blowing in the wind . Simpatico vagabondo, non particolarmente deprimente.
Ieri invece confessione di un leucemico, naturalmente morto di fame e solo come un cane senza collare.
Perché tutti i diseredati vengono da me? Anche il picchiatello dell’Università riesce a dialogare con la sottoscritta. Trattasi di affinità elettive?
4 Febbraio
Qualche spirito ameno mi ha prestato un libro sulla depressione. Ho espresso il mio punto di vista in modo chiaro e incisivo illustrando il mio sistema anti-stress. Il poveretto non riuscirà a sedersi per una settimana. Dovrei prendere a calci una persona al giorno per stare bene.
Sicuramente era una terapia efficace e poco costosa. Meglio rompere due piatti in testa a qualcuno che andare in analisi. Per un trattamento risolutivo massaggiare
la schiena di un rompiscatole con una canna di bambù due volte al giorno per dieci giorni. A cura ultimata anche il rompiscatole si sentirà molto meglio e deciderà di imperversare altrove.
Walter ne era la prova. Il rimedio miracoloso l’aveva fatto rinsavire all’improvviso.
Bella storia quella! Un anno di follie motorizzate con un bambino viziato che passava il tempo distruggendo tutto quello che gli capitava fra le mani. Bilancio: per il centauro una clavicola rotta, una nuova moto, nuovi divertimenti e Nuova Zelanda; per la ragazza qualche graffio sul braccio e la soddisfazione di aver rischiato la pelle su tutte le strade d’Italia; per la madre sudori freddi e accentuata fragilità nervosa.
Tutto passato orma, lontano mille anni. Rimaneva forse una certa amarezza per il tempo trascorso fra rabbia e paura, divisa fra la certezza di non poter decidere per conto terzi e l’urgenza di non perdere sua figlia. Era stata con le antenne dritte e
Gli occhi spalancati a cercare un segno, a spiare il momento, e finalmente lei si era stancata, lui aveva preso a calci la porta, e la mamma aveva preso il bastone.
Sparito Walter fra i canguri, era tornato Mauro, o meglio LEI era tornata da Mauro
Come una nave al porto conosciuto per passare l’inverno. Con le prime brezze di primavera, annoiata a morte, sarebbe partita in cerca dell’onda, o forse sarebbe rimasta. Chi poteva dirlo?
6 Febbraio
Mai niente di nuovo. Anche Mauro ha i suoi bei perché. Se io sto bene, lui è depresso; se l’ansia mi torce le budella, lui fischia come un merlo in amore. Conclusione: più sto male e più mi ama. Rimpiango le unghie consumate negli ultimi giorni di rodimento. In un’altra vita avevo baffi e artigli. E’ sicuro se provo questo violento desiderio di saltargli alla gola. Soluzione: lui va a fare la crocerossina in Uganda e io mi arruolo nella Legione Straniera per bruciare la mia inutile vita nell’ultimo beau geste. The end. Lacrime, applausi, cala il sipario.
7 Febbraio
Maledetta l’Università! Un esame super, l’altro di schifo. Maledetti quei pinguini che ti guardano come una povera scema! A chi fa bene tutto questo? E al diavolo anche Mauro, sempre pronto a blaterare sulle prove della vita, e le motivazioni giuste, e gli ostacoli da superare, e le sconfitte formative, e si cresce, e si combatte, e si resiste, e..
si spara in bocca a tutti questi stronzi, dico io, e a chi predica soffrite ora per stare bene poi.
11 Febbraio
Risucchiata nel buio. Sindrome post-esame. Fame di piaceri bassamente materiali. Nuoterei in una vasca di Nutella e affogherei nei dollari. In mancanza di altro ripasso
Pretty Woman. Ancora peggio, terribile voglia di favole: shopping in Rodeo Drive, cena a Parigi, smeraldi e Richard Gere.
Invece, serata con Mauro su una panchina al laghetto; lui, sentimental-naturista e anche un po’ naif, a contemplare la luna, io a piangere sulle mie tasche vuote. Brillante dissertazione sul virus monetario che distrugge le sinapsi neuronali riducendo i contagiati a permanente imbecillità. Poveri disgraziati! Girano come topi ballerini inchiodati al Testa Rossa, la mano contratta sul cellulare ultimo modello e le spalle curve per il peso dei milioni che si portano addosso. Inevitabile litigata conclusiva. Due cuori e una capanna non sono per me. Forse perché sono i cuori
Sbagliati? In ogni caso la capanna è difficile da mandare giù.
12 Febbraio
Provvidenziale assegno di papà. Eppure ogni volta c’è un sorcio che mi rode lo stomaco, e i buchi me li sento nell’anima. Non penserà che mi basti solo questo?
13 Febbraio
E’ un clan numeroso quello di mio padre. Sono piena di fratelli, sorelle, cugini, zii, zie, cari estinti e consanguinei viventi, variamente assortiti e con peculiarità interessanti. Che parte hanno nella mia vita? Che parte ho io nella loro? Le storie di famiglia, le tradizioni, le feste non le ho vissute e forse è troppo poco sentirle raccontare. Dov’è casa mia?
Le cose sarebbero andate diversamente se si fosse inserita nel contesto paterno fin da piccola. Nessuno però aveva rivendicato il diritto naturale di padre ad amare e proteggere la figlia. C’era stato solo il riconoscimento del dovere in quella lettera che aveva fatto a pezzi venti anni prima. Era stato un errore, lui non mancava di ripeterlo, distruggere il documento, la prova…come se quel pezzo d carta potesse in futuro dire…cosa? Che il padre era un uomo d’onore? Che la madre non era una puttana? Solo ora capiva che forse avrebbe dovuto rinunciare al suo orgoglio per il bene della figlia. Comunque, al tempo aveva vissuto quelle quattro righe come un facile modo per liquidare il problema, così aveva eliminato il filo di Arianna nel labirinto dei fraintendimenti. Scripta manent. Ma senza il pezzo di carta non c’era niente da pretendere, niente da dover dare. Chiuso, finito. Con buona pace di tutti. Solo il tempo per cancellare il dolore. Il gelo di quelle parole lo aveva dimenticato, ma non aveva dimenticato la solitudine e la ribellione di quel momento.
Oggi quello che non era stato si piegava a qualsiasi interpretazione, si prestava ad ipotesi tutte migliori della realtà. Padre e figlia rimpiangevano il tempo perduto e ne sprecavano ancora di più cercando il capro espiatorio per caricarlo delle omissioni e inadempienze che avevano complicato la loro vita. Il capro in questione, però, non
Era in vena di belare e aspettava gli eventi a corna basse dato che non aveva intenzione di fornire un comodo alibi a quei due che giocavano a mosca cieca con se stessi. Maestri del vorrei ma non posso. Troppo difficile…il lavoro, lo studio, le circostanze, il destino, la sfortuna, e naturalmente le sciagurate elucubrazioni di chin aveva pensato che i pellegrinaggi da un genitore all’altro e il proliferare di madri-matrigne e streghe di Biancaneve fosse da evitare. E quindi dopo una vita era ancora al punto di partenza. Nulla di fatto. Eppure non aveva barato, aveva veramente creduto di difendere la libertà e la sensibilità di sua figlia. Aveva anche sperato che l’impatto in età più adulta potesse essere meno duro. I fatti e ancora di più le parole dicevano il contrario.
15 Febbraio
Maledizione! Mi tratta come una cretina tutta uomini e palestra. E così sia! Raccontata al fratellone balla pazzesca su attrazione fatale per uomo sposato con figli. Ci ho messo anche il week-end peccaminoso a Portofino. Lo dirà a papà. Un po’ ci crederà.
17 Febbraio
Non ci ha creduto. Predicone da paura sul manifestarsi in negativo. Pare che il tipo di fesserie che racconto sia indice di personalità turbata e comunque di preoccupante regresso allo stadio infantile. Può essere. In fondo per lui sono nata solo pochi anni fa. Che cosa ci si può aspettare da una creatura innocente che vuole a tutti i costi l’attenzione del padre? Il dubbio comunque gli è rimasto. Bene…Offensivo però.
Pensa che sia così facile alle sbandate, squallide per giunta? Dovendo proprio cacciarmi in un intrigo non sarei mai così banale. Comunque il punto non è questo. Il fatto è che si ostina a pensarmi come una delle tante femmine circolanti. Non mi vedo con marito, figli e magari anche un amante (purchè non si sappia in giro), non voglio fare il magistrato perché per una donna va bene. Lo insegna
19 Febbraio
Non si può andare avanti così. Mamma rompe uso Salvation Army con impegno, dovere, ideali, sentimenti, bla, bla, bla…Mauro canta sono studente povero e tu
Non mi pensi, non mi ami ecc, ecc…papà si diffonde sul prestigio sociale, l’affermazione professionale, guarda me, me, me…la dolce zia con lieve anelito nella voce mi dice ragiona, lo zio duce invoca ordine e disciplina, lo zione princeps, avo amatissimo, sogghigna e tace, cugini, cugine, sorelle e fratelli giustamente pensano ai fatti propri e la scrivente progetta un eccidio. Come se non bastasse, gli amici sono una catastrofe: Flavio ha deciso di essere gay, Andy che ha saltato il fosso da tempo, sta vivendo una storia appassionata, meno appassionante è invece il tumore che ha scoperto per caso, Luciano si è già operato, Ale continua imperterrito a cacciarsi nei guai fra una canna e l’altra, Francesca ha una storia sessual-marxista con il solito reietto del sottoproletariato urbano, e per finire, o meglio per cominciare un nuovo casino, è ricomparso Lorenzo. E non basta, porca vacca! E’ anche Martedì Grasso!
20 Febbraio
Coriandoli sporchi per le strade. La festa è finita. E’ mai cominciata? Passato lo stranimento e straniamento del veglione obbligatorio, c’è pace. Lo scenario vuoto assorbe ogni inquietudine. Bella frase! Certe volte mi stupisco di me stessa. Mi vengono così, come i “bozzoli di pensiero” del tema di maturità.
Sua figlia l’accusava di avere una simpatia particolare per quel ragazzo. Era vero, com’era vero che difficilmente quei due avrebbero costruito qualcosa insieme. Si erano riconosciuti al primo sguardo, ma avevano alzato barricate e scavato trincee per evitare il pericolo di trovarsi in catene. Se uno abbassava la guardia con il preciso intento di farsi colpire al cuore, l’altro mollava il fioretto e spariva. Si riaffacciava più tardi e il duello riprendeva. Sarebbe andato avanti all’infinito, o forse novantenni e rimbambiti si sarebbero detti le prime parole d’amore con la bocca sdentata. Eppure molte delle scelte più o meno eroiche di sua figlia erano state determinate dalla delusione della prima separazione. Non ne aveva voluta un’altra. Come madre sperava che prima o poi trovasse qualcuno che l’amasse tanto da farsi amare. Per il momento comunque aveva bisogno di una cuccia calda e pochi amici fidati. E avrebbe avuto bisogno di suo padre. Per non andare orfana fra la gente. Per non cercare la sicurezza di un abbraccio d’uomo. Perché dal padre accetti quello che alla madre non perdoni. –Ricordi il tuo?-le aveva chiesto il legittimo di sua figlia. Lo ricordava, spesso lo sognava, ed erano sogni di pace che riempivano il vuoto della memoria. Era morto quando lei aveva undici anni lasciandole una manciata di medaglie e i suoi silenzi. Era un marinaio suo padre e ai marinai non serve parlare perché il vento non ascolta e il mare porta via le voci e le storie, ma a chi lo ama regala occhi chiari e cuore pulito. Ogni tempesta travolge e quasi ti uccide ma a sera il tuo si fonde con il suo respiro, e dormi sicuro, e forse sogni di luoghi lontani, ma non ti fa male il risveglio se ancora non trovi l’approdo, e continui ad andare. Questo del nonno riviveva nella nipote, che era nata con il canto delle sirene nell’anima e il fragore delle onde nel sangue.
22 Febbraio
Ho ricominciato a studiare. E’ una sofferenza atroce. Andare via, questo vorrei.
Bruciare tutti i vestiti, gettare le scarpe, un sacco in spalla e non tornare mai più. Per le strade del mondo. Vendere perline su una spiaggia dov’è sempre estate e anche dentro all’anima il sole non tramonta mai. Palme, fuochi di notte, albe, e il mare.
Avessi pinne e coda. Giù nell’azzurro liquido. Pacifico, su onde alte come montagne a cavalcare il vento. Atlantico delle tempeste. Mediterraneo, casa mia antichissima.
Riposare fra rocce e rovine e non sapere il male. E poi? Il sospetto del fallimento e non avrò pace. Il mio super-ego dovrà avere la sua libbra di carne.
24 Febbraio
Non ci capisco più niente. Sono tutti da ricoverare. Mauro deve stare tranquillo e mi lascia. Pare che io non sia troppo rasserenante. Quell’altro mi vuole sposare per lo stesso motivo. Un terzo mi propone la cenetta al lume di candela con tutto quel che segue. Per le scale dell’Università un assistente mi fa strane proposte, il quarantenne di turno trova irresistibile il mio fascino, e sono diventata la reginetta di tutta la colonia gay della capitale. Dannatamente intuitivi, colgono certi aspetti di me che altri non vedono e non fraintendono. Buoni e cattivi anche lì, alcuni sono veramente velenosi, soprattutto i trans. Mondo strano e a volte tristissimo, ma ho trovato due belle persone che mi vogliono bene. Italo è come se lo avessi conosciuto da sempre. Sensazione di parentela prenatale. Forse eravamo siamesi nel progetto infinito e per errore ci hanno separato.
28 Febbraio
Non voglio innamorati appiccicosi. Voglio amici. Fratelli piuttosto, non importa che siano di sangue o di elezione. Fratres nel mio mondo al maschile. Come la favola di Andersen. Non rinuncerei a nessuno di loro: Simone fratello maior, Silvy fratello minor, Ale fratello-fratello, Italo fratello-sorella, Andy fratello vigilante, Lorenzo fratello amante, Fabri fratello roccia, Mauro fratello Tarzan, Flavio fratello mutante, Luigi fratello Siddhartha. E io undicesima nella squadra. Niente femmine. Invidia penis? Volevo i pantaloni? Stronzate! A dieci anni mi sarei tagliata un dito pur di essere maschio, ora preferisco essere una donna con le palle. E non per questo canto odi saffiche.
In fondo non mancavano precedenti. Donne fiere, Amazzoni e Valchirie che non conoscevano il latte dell’umana dolcezza. Ippolita, Camilla e Bradamante, la sua preferita. Chi altro? Le eroine dell’adolescenza, da Salgari a Modesty Blaise, e le improbabili wonderwomen dei fumetti. Un’infinita serie di guerriere con le migliori qualità del maschio e un solo difetto (femminile?): l’amore. A sua figlia non piaceva la parola amore perché amore fa rima con cuore, languore, rossore, tremore, pallore, dolore e quindi terrore. Non aveva ancora scoperto la sequenza cuore, ardore, splendore, onore, fulgore, vigore. Lei quindi non amava, per non indebolire la sua tempra virile. Certo di donne con
Comunque lei se la cavava benissimo con i tanto deprecati avvocati. Non solo. Teneva testa a giudici, prefetti, generali, politici, mafiosi e delinquenti in genere. E quando non trovava alternative usava il bastone. Ne sapeva qualcosa quel povero cristo di ladro che si era trovato di fronte nonna e nipote. Legnate sul groppone e calci negli stinchi lo avevano costretto a catapultarsi dalla finestra con gran disappunto delle furiose. E dire che, secondo i medici, sua madre doveva finire sulla sedia a rotelle. Tutti cretini naturalmente. Il riposo dell’invalidità è un lusso, non ci si può arrendere quando i tuoi hanno bisogno di te. Così la sua volontà inossidabile aveva tenuto fino a quando era stato necessario. Forte e sereno l’ultimo saluto: tutto l’amore nel gesto accennato, l’Alfa e l’Omega nel sorriso, l’eternità negli occhi. E ora se la godeva giocando a Poker col Padreterno e due o tre santi maggiori. Posta molto alta: la felicità dei figli, l’aiuto nei momenti difficili, la speranza, l’ispirazione giusta. Sua madre l’avrebbe spuntata, come sempre del resto. Nel frattempo lei faceva il fante in trincea con i piedi nel fango e sotto al fuoco dei mortai. Andava bene così, se proprio non se ne poteva fare a meno. La tentazione di abbandonare il campo ogni tanto ce l’aveva. E che diavolo! Lei era una pacifista natural-contemplativa e per giunta un po’ pigra. Mettete dei fiori nei vostri cannoni e fatela finita! Non si può sempre sommozzare nello schifo del mondo e tanto meno vivere nell’occhio del ciclone come sua figlia amava fare. Già, perchè ogni giorno ce n’era una nuova. Se non era il padre era Mauro, se non era Mauro era Lorenzo, o Giuseppe, o Antonio, o Ermenegisto, o l’Anonimo Veneziano. Se non erano i maschietti amorosi erano le femmine viperine, i problematici omosex, i parenti demotivanti, gli amici disperanti, gli esami stressanti, il futuro oscuro, il presente deludente. E ancora: il caldo, il freddo, la pioggia, il sole, il caos e l’armonia, l’esistere e il non esistere, insomma ogni cosa e il suo contrario. Una tensione continua che, in mancanza di una guerra santa o meglio di una sua guerra, la barbara sfogava contro sua madre. Urgevano rinforzi. Sperava che ai piani superiori non si fossero tutti addormentati nella pace dei beati. Dannazione, non avevano la condanna del tempo, loro. Eppure, quando tutto si confondeva dentro, fra suoni, sussurri e grida di dubbia provenienza, una voce si distingueva chiara .-Abbi fede-diceva-troverà la sua strada, prima o poi.- E lei ci credeva fermamente.
3 Marzo
Appuntamento con papà. Rito del Venerdì. Completo grigio ferro, camicia bianca, scarpette da bimba bene, cartella professionale (almeno fosse di Vuitton), fondo tinta marca San Vittore, occhiali scuri (le talpe di tribunale non vedono mai il sole), Rolex discreto (piccolo, piccolissimo), da consultare a intervalli regolari con aria turbata, perché ho fretta, molta fretta, e sono impegnata, molto impegnata. Mi sento una cogliona! Ma come si fa a ingoiare tutto questo squallore? Dov’è l’estasi? Che fine ha fatto la volontà di potenza? Povero Federico (Nietzsche ovviamente)! L’unica conclusione possibile è stata la follia. Ma io non sono così grande, o così fortunata. Comunque la prossima volta il babbo mi vedrà con la minigonna e le calze a rete. E’ un sacro impegno.
7 Marzo
Ci risiamo!
Apro il libro. Sbadiglio.
Leggo due pagine. Mi alzo.
Guardo fuori. C’è il sole.
Sospiro. Mi siedo.
Ricomincio perché non ho capito un accidente.
Venti pagine.
Chissà se Flavio è sveglio?
E’ sveglio. Infatti mi chiama per il bollettino meteo-umorale quotidiano.
Nubifragi per tutta la nottata:
Visione di Belli e Dannati fino alle 2. Periplo della casa vuota fino alle 2.30. Rumino selvaggio fino alle 3.
3.02 - saccheggio del frigorifero.
3.45 - lacrime coccodrillesche e autofustigazione.
4.00 - Ipotesi di suicidio, immediatamente accantonata (perché smettere di farsi del
male?)
4.03 - ulteriore abomino con cornetti alla crema.
5.00 - Pronto Soccorso e lavanda gastrica.
E’ tutto scemo. Di buono c’è che ormai è troppo tardi per studiare. Porterò fuori Nietzsche (non Federico. Il mio superlupo alsaziano).
10 Marzo
Il grafico della mia vita è una parabola che ha il punto di massima a vent’anni:
Delta=Zero. Fantasmi del passato. Perché sono finita a Giurisprudenza? Dovevo tenere la postazione e trovare il coraggio di sfondare a Medicina. Balle! Sono nata per fare l’attrice, la scrittrice, la seduttrice, forse la picchiatrice. Accademia d’Arte Drammatica o Scuola di Polizia? Flavio è passato a Lettere. Perché no? Impossibile, non funzionerebbe. Un altro primo anno con i diciottenni non è per me. E poi un esame vale l’altro e tutti mi uccidono. Beato chi ha la strada segnata da una grande passione. Io so solo quello che non voglio.
12 Marzo
Accadimento emblematico.
Sono in attesa di una lezione di Diritto, quale non lo so nemmeno. Fumo una sigaretta, scocciatissima come al solito. La porta rimane chiusa, nessuno esce, nessuno entra nella sfottuta aula della fottuta facoltà. Il Profe dell’ora precedente se la prende comoda, quello della mia ora non arriva. Il quarto d’ora accademico si dilata prodigiosamente toccando i vertici dei tre quarti. Ottimo. Mi posso incavolare con il sistema universitario, la strafottenza dei baroni eccetera, eccetera. Sto già pensando di
alzare un gran polverone in Istituto quando un individuo di dubbio sesso ma indubbia arroganza mi risucchia nell’aula-bunker ruggendo: -Ma dove si era cacciata? Il Professore ha fretta. Si sieda!- e mi impala su una sedia. Il mio posteriore non fa in tempo a contare i chiodi affioranti perché un ranocchio occhialuto sputa una mitragliata di domande incomprensibili. Rimango di stucco. -Chi è quel fesso che gli ha levato la camicia di forza?- mi domando mentre organizzo la difesa.
-Male, molto male- mi fa quello con annoiata superiorità.
Vedo rosso. Dato che talvolta riesco a essere creativa ed ho una certa propensione per le lettere, mi lancio in una interminabile serie di virtuosismi linguistici sperimentando l’uso di tutte le figure retoriche e chiudendo trionfalmente con un climax che al suo apice riempie la sala di rimbalzanti sonorità. Il viscido si fa paonazzo ma si placa.
-Vada, Signorina, vada- mi soffia bilioso.
Se lui si è placato io sono ancora furiosa.
-Ma chi diavolo è lei?-sbotto cattiva.
Nel suo cervello di batrace affiora un sospetta.
-Ma lei non è Chiara Serenelli?-
Trattengo l’insofferenza e nego quasi civilmente.
-Assolutamente no. Non sono la come-si-chiama. Sorry, I’m not.-
-Perché ni fa perdere tempo, allora? Che fa qui?-
-Lo domandi all’idiota che mi ha trascinato in questo manicomio.-
-Il mio assistente-
Il tizio, chiamato in causa da un’occhiataccia rospina, si sente in dovere di intervenire:-Non deve dare Commerciale?-
Mi crolla il mondo addosso. Grezza interplanetaria! Chi l’aveva mai visto il bavoso dell’esame suddetto! Se non è memolabile a Giugno sono fritta!
14 Marzo
Ho raccontato il fatto a papà che è un fine umorista. Non ha riso. Si è strappato i capelli. Gli ultimi rimasti, precocemente imbiancati per giunta. Ha accusato un certo dolorino intercostale. Speriamo bene!
18 Marzo
Evento memorabile: ho studiato tutta la mattina, non proprio tutta, tre ore buone. Piacevole pomeriggio senza rodimenti, tacciono anche i sensi di colpa. Serata del cavolo: telefonata di Mauro che ci sta ripensando, chiamata di Lorenzo sempre più sibillino, sfoghi di Flavio, cretinate di due papere complessate, svaporate, assatanate. Sintesi: la pace è andata a farsi benedire!
22 Marzo
Visto Lorenzo. Ansia e rimescolio di stomaco. Bella serata però!
23 Marzo
Continuo a studiare. Finchè dura…ma non ci credo.
Urgente: intensificare palestra, l’estate e vicina.
Importante: dieta proteica.
Irrinunciabile: viaggio alle Maldive (Solarium dietro l’angolo)
27 Marzo
Abbronzatura perfetta. Aria esotica. Mi chiedono se sono Sudamericana. Papà non ha
Apprezzato, per lui anche i brasiliani sono negri.
I maschietti invece apprezzano molto. Non mi dispiace.
28 Marzo
Di nuovo Lorenzo. Devo crederci? Uccidiamo le tentazioni: step, aerobica, pesi e adrenalina a fiumi. Il sudore candeggia anche i sogni. E poi bicipiti e pettorali sono sempre una goduria. Muscoli nudi, guizzanti fra le luci e le ombre di corpi ellenici, potenza rappresa in equilibri sospesi fra azione e riposo. Accidenti! Ci casco sempre. Attacchi di estetismo galoppante. Vecchia malattia, che mi tormenta talvolta come le ferite quando cambia il tempo. Cervello. Quello ci vuole. Necessario ma poco estetico. Gelatina tremolante, massa opaca e anche un po’ schifosa. Logorroico rompiballe per giunta. Non si riesce a tappargli la bocca. Anche ammazzandomi di fatica quel maledetto continua a ruminare. Va per conto suo, non puoi bloccarlo. Mi manda ai pazzi. Ma che vuole?
30 Marzo
Il tassametro corre e non si vede luce. Come nell’incubo. Un tassista folle mi scarrozza in giro senza meta. Gli ho dato l’indirizzo ma pare che non l’abbia capito. Mi guarda strano, ghigna e mi porta fuori città. Oddio! Mi è capitato il maniaco, penso, questo vuole farmi la festa. E invece continua a guidare. Silenzio. Chilometri di polvere e sassi. Ore e ore di deserto. All’improvviso il mio Caronte-driver scompare e scompare anche la strada inghiottita dal cielo. Panico. Il taxi va a velocità supersonica, sbanda, rulla, beccheggia. Un lampo di giallo nel nulla. La catastrofe finale si avvicina. Al diavolo la catarsi! Se non salto al volante finisco spalmata sul fondo di un crepaccio. Cristo! Non riesco a muovermi. Che beffa, ragazzi! Ho due ruote nell’abisso e un culo di piombo.
Non aspetto la fine e mi sveglio di prepotenza.
Odio i giochino del tipo dimmi che sogno fai e ti dirò chi sei ma sospetto che questo abbia un significato.
3 Aprile
E’ quasi Pasqua. Che rottura! Partono tutti. Lo Sporting chiude. Non c’è un tubo da fare. Ci vorrebbe il villone di famiglia. Errore: il villone senza famiglia. Quaranta stanze, megasala per i pranzi e le feste, palestra, sauna, piscina e parco per il lupone. Dieci servitori e un maggiordomo. Tutti gli amici con me. E qualche nemico, di prim’ordine, intellettuale, bello e un tantino perverso. Ne’ può mancare il personal trainer, scolpito da Fidia, educato da Platone, laureato in antropologia e naturalmente omosex. Potrei sopportare anche qualche femmina, se accuratamente selezionata. Tutti felici e contenti, anche Nietzsche, libero e magari accasato con una pastorella di purissima razza ariana.
4 Aprile
Va a finire che mi tocca il pranzo con il parentame. Assolutamente privo di senso da quando non c’è più nonna.
Non che fosse diverso quando le rispettive madri, nonne e bisnonne riempivano la casa di ordini, borbottii e profumi culinari. Le feste comandate erano sempre una specie di tour de force del non si può fare a meno di…invitare parenti vicini e lontani, fare gli auguri a chi non sentivi da mesi e non avresti sentito per altrettanti mesi a venire, pensare ai regali e naturalmente preparare pranzi e cene tradizionali.
Cappelletti, tortani, casatielli, ravioli e panpepati a seconda delle stagioni, e non mancavano carciofi alla giudia, abbacchi a scottadito, polli con peperoni, maccheroni in crosta di pastafrolla con polpettine e ricotta, fagioli con le cotiche, tacchini farciti (contaminazione anglo-americana assai deprecata dai più conservatori della famiglia), aragoste, astici e capitoni, che, dopo aver passato una mezza giornata in vasca da bagno, nessuno aveva il coraggio di trasferire in pentola.
I preparativi frenetici, spesso arruffati e rumorosi ma conditi di scherzi e risate, sfociavano nel trionfo del megapranzo festivo con zione fascinoso, zia bionda sempregiovane e cugino occhioglauco trasognato che arrivavano prestissimo, mentre cognato, sorella e nipoti riuscivano a scendere dai piani superiori solo quando si era persa ogni speranza di tacitare lo stomaco. L’incidente diplomatico si evitava di stretta misura, grazie anche alle manovre diversive della figlia che per l’occasione si produceva in fantasiose improvvisazioni acrobatiche. E non finiva qui. Una portata dopo l’altra tre ore passavano, e per farle passare senza problemi ci volevano l’abilità e la pazienza di tutti, perché forse nessuno amava i convivi tradizionali ma si stava insieme per coccolare i più vecchi e i più giovani. Con il tempo qualche poltrona era rimasta vuota, i piccoli si erano fatti grandi in un mondo diverso e i grandi non se l’erano sentita di fare i patriarchi. Oggi, poche presenze, tutte lontane.
Lei non era mai stata famiglia, vagabonda piuttosto, con l’anima on the road. Un bel giorno si era trovata a far da ponte fra passato e futuro. Per ragioni sconosciute. Non aveva la vocazione però. I posti dove era costretta a mettere radici li amava ma trovava sempre qualche buona ragione per odiarli. Eppure avrebbe piantato case in ogni angolo del mondo per saltabeccare dall’una all’altra senza trovare pace. Una condanna e una scelta. Lei era provvisoria, non poteva essere nido e clan, solo un ricovero di fortuna da lasciare appena torna il sole.
10 Aprile
Anche questa ce la siamo levata dalle palle! Capodanno, Carnevale, Pasqua. Manca Ferragosto, ma almeno quello capita d’estate. E poi? Di nuovo Natale. Prima o poi dovrò trovare un controveleno per intossicazione da vuoti festivi. Se mi spaccassi la schiena mi godrei il riposo vacanziero, dice mater rompina. E lei che fa di tanto speciale?
12 Aprile
E’ un bordello! Vestirsi è uno stress! Non si trova un cavolo in questo armadio. I jeans sono spariti. Di Gonne non si vede l’ombra, le calze sono state inghiottite dai buchi neri e di camicie è meglio non parlare. Lei non stira. Lei non cucina. Lei si dimentica puntualmente di comperare il latte. Lei ignora anche il pane. La pasta è un optional e la carne è solo quella per il cane. Il frigorifero piange. Sarò costretta a dividere la ciotola con Nietzsche. Dice che lavora, lei. Nemmeno fosse Berlusconi. Insegna, lei. Sai che fatica! Stare seduti in cattedra a far niente!
13 Aprile
Certe volte non la sopporto! Essere assolutamente inutile. Sempre lì a leggere, scrivere e sognare. Quando va bene. Peggio se traffica con i fiori come un’ape impazzita. Pianta, spianta, innaffia e spruzza antiparassitari che ammazzerebbero un bue. E parla con i gerani. Chissà, forse loro la capiscono. Io no, e neppure il cane.
Le erbe medicinali sono l’ultima fissa. Una di queste notti, magari con la luna piena, me la vedrò zampettare intorno ad un calderone malefico. Il fisico c’è, le rughe anche, mettici un paio di cornacchione che, bontà loro, hanno fatto il nido sul pino, e il gioco è fatto: le tre sorelle del Macbeth sono novizie in confronto a lei e le ragazze di Salem semplici apprendiste. Peccato che l’Inquisizione abbia chiuso bottega.
14 Aprile
Questo posto è una rovina! Rigurgita di ciarpame. Se cerchi la biancheria trovi cesti, cestini e vasetti sparsi fra gli asciugamani. Se vuoi una pentola devi aprirti un varco fra coccetti, bottigliette e melograni essiccati. Perline e lustrini sono stipati nei barattoli delle spezie, nastri e fiocchetti nella scatola dei biscotti, pigne, spighe e conchiglie nelle zuppiere. Ogni contenitore è un potenziale pericolo, non sei mai certa di trovarci il contenuto giusto. Nella Fanta lei ha messo il disinfettante per le rose e nella Coca il fertilizzante, quindi stai attenta bimba che qui è la succursale di casa Borgia. Poi ci sono i colori, tutti quelli dell’arcobaleno e anche qualcuno in più.
Colori per stoffa, legno, vetro, porcellana, ceramica a freddo e a caldo, tempere, porporine, aniline, fissanti , diluenti, smalti, cere e , dulcis in fundo, il maledetto stencil. Spuntano fiori e uccelli su tutte le pareti. Che schifo! Me li trovo anche in bagno. Errore! Sulla vasca fioriscono pesci e stelle marine ma le piastrelle sono sempre e comunque vomitose. Lei non ha mai voluto cambiarle e solo ora so il perché. Uno di questi giorni la strozzo, e mi faccio difendere da papà.
Senza dubbio si trattava di provocazione grave. Non è bello cercare pane e trovare fiori secchi, o scovare il perizoma nella tasca di una giacca. Era assolutamente vero che gli indumenti stazionavano per settimane nell’angolo più nascosto dell’armadio in attesa di un’anima pia che li stirasse. La cucina non era il suo forte e, al di là del fattore estetico, nemmeno il resto della casa aveva valore. Talvolta si augurava che mura e tetto crollassero, così se ne sarebbe andata al diavolo da qualche parte. Come avrebbe dovuto fare da tempo. E invece no. Rimaneva e assorbiva scariche ad alto voltaggio perché la ragazza era sempre in cerca di una via d’uscita e mdi entrata. Neverland era un ricordo lontano, il mondo conosciuto un presente inaccettabile e il futuro un buco nero. Si sentiva in trappola ma non aveva intenzione di accettare compromessi. Prima o poi avrebbe spaccato le sbarre e trovato la libertà di essere se stessa ( o semplicemente di ESSERE) pagandola al prezzo da lei stabilito. Per il momento era ovviamente inferocita e in cerca di alibi, e una madre è sempre un’ottima causa per le difficoltà del figlio, soprattutto se la si ritiene responsabile dell’assenza di un padre. Lei poi non era mai stata una madre comoda, sempre tormentata da una continua tensione verso equilibri impossibili, affascinata dall’inafferrabile, sognatrice inguaribile, utopica dei valori assoluti e degli amori di terra lontana. Non si era mai accontentata delle imitazioni e quindi aveva imparato (?!!) a essere sola. Come nella canzone di Vecchioni: non si è soli se qualcuno ti ha lasciato, si è soli se qualcuno non è mai venuto. Lei aveva le sue favole, gli altri storie più proficue, ma da molto tempo non le importava più. Agli occhi del mondo era una simpatica svitata, per sua figlia una presenza deleteria, per se stessa un’attrice che aveva dimenticato la sua parte. In tutto questo i poveri, innocenti, cestini, conchiglie e decori erano solo uno sfogo, o forse un tentativo di bellezza, in qualche modo un atto d’amore. I colori poi erano piacere allo stato puro, e il giardino lo specchio della sua anima. Hortus conclusus sul fronte e il lato destro, si apriva a sinistra sul parco, i campi oltre la recinzione e la strada molto più lontano.
I rumori del mondo dovevano quindi superare una triplice barriera prima di impigliarsi fra le rose, sciogliersi nel profumo dei gelsomini e perdersi fra i richiami delle tortore e i fischi dei merli. C’erano stati momenti in cui, orfano di fiori, era tornato alla nudità di terra e tufi, aspettando e quasi morendo senza riconoscere la primavera, poi dal niente era esploso un groviglio di vita che si stringeva ai muri e ai tralicci. Non era educato il suo giardino, il verde cresceva arruffato, spesso invadente, a nascondere angoli di segreta armonia dove ogni fiore era una conquista e un correlativo oggettivo. Per fortuna si trattava di pochi metri quadri, altrimenti ci avrebbe scritto la storia del mondo, non solo la sua. In fondo era una dannata megalomane. Poco male, le piante si potevano uccidere con l’acido muriatico o con un inverno più freddo, e cos anche di lei si sarebbe fatta piazza pulita prima o poi. Nell’attesa, comunque, non perdeva il vizio di marcare il territorio. Anche all’interno era la sua presenza che si sentiva. Non aveva torto la ragazza se non amava quella casa, dove sua madre aveva occupato troppo spazio. Già, non si era proprio regolata, o forse sua figlia l’aveva lasciata fare perché non voleva legarsi a una fissa dimora.
18 Aprile
L’estate è vicina, gli esami incombono, la casa mi soffoca.
Altro che il cielo in una stanza! Questo orrore ha pareti spesse come muraglie incoronate da cocci aguzzi di bottiglia. Montale, il liceo, nostalgia? Rabbia piuttosto, un’altra galera.
20 Aprile
Al diavolo tutto! Me ne vado al mare con Ale. Al resto ci penserò domani.
21 Aprile
L’onda mi ha portato lontano, dove è facile sperare, dove tutto è chiaro, dove non ci sono domande da fare e risposte da dare, dove Boccadoro non sarà
24 Aprile
Non permetterò a nessuno di inchiodarmi i Quattro Codici sul cuore.
Suona un po’ melodrammatico ma chiarisce il concetto.
30 Aprile
Dicono che la mia è una posizione di comodo. Come se fosse tanto piacevole vivere senza un briciolo di entusiasmo.
Dicono che dovrei pensare al futuro. Quale? Quello che mi aspetta fra scrivania e tribunale?
Dicono che sono sempre in fuga. Ho cercato l’evasione ma da tempo non mi diverte più.
Dicono che rifiuto ogni responsabilità. Quando l’ho fatto, ho sofferto come una bestia.
Dicono che non accetto la realtà. Vero! Non questa, non qui!
Fortuna che l’Estate è vicina.
L’estate era venuta e passata. Giornate di sole e mare senza tempo, notti di musica e parole che rimbalzavano fra drink e sigarette per svanire al chiarore dell’alba. Progetti, promesse, speranze. E la gioia della vita che rideva e dimenticava il letargo e i timori dell’Inverno. Ma con l’Autunno era tornata l’insofferenza del quotidiano e a Dicembre LEI era volata verso la luce dei Tropici per tornare con gli occhi pieni di sogni e il cuore malato di nostalgia. Poi, era partita e tornata ancora mille volte, o forse meno, ma a lei, sua madre, sembravano tante e così frequenti che l’assenza si era fatta abitudine e la presenza un intervallo troppo breve.
MA UN GIORNO AVEVA DECISO DI RIMANERE E AFFRONTARE L’IGNOTO...
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A voi lettori la parola, sempre che lo riteniate opportuno.
Come andrà a finire?



